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I principali fattori di ranking dell’algoritmo di Google [2020]

I fattori di ranking sono uno degli argomenti più discussi in ambito SEO in quanto sono determinati nel posizionamento in prima pagina su Google. Come probabilmente già saprete, si ritiene che i fattori di ranking, analizzati dall’algoritmo di Google, siano circa 200, divisi tra “SEO On-Page” e “SEO Off-Page”.

Elencare però i 200 fattori di ranking non è semplice, perché i fattori di ranking sono stabiliti da due entità:

  • Google
  • Comunità SEO

Nella prima tipologia rientrano i fattori di ranking indicati da Google tramite i suoi vari rappresenti. Si tratta, in realtà, di un numero piuttosto esiguo di elementi che però non possono assolutamente mancare all’interno della nostra “Analisi SEO” o “SEO strategy”.

Nella seconda tipologia rientrano i fattori di ranking elencati dai vari SEO expert, più o meno attendibili. In generale, la lista di questi fattori di ranking si basano sull’esperienza professionale accumulata negli anni.

Purtroppo, quando si leggono le varie guide online sui fattori di ranking dell’algoritmo di Google, non sempre viene indicato se si tratta di indicazioni ufficiali (Google) o no.

In questa guida, indicherò i principali fattori di ranking indicati ufficialmente da Google, molto meno di 200.

1 – Contenuto di qualità

Si tratta senza dubbio dell’elemento più importante, anche se spesso molto sottovalutato. Per raggiugnere la prima pagina bisogna, per prima cosa, scrivere contenuti di qualità.

Realizzare testi che rispondano realmente alle esigenze degli utenti è più importante della “SEO Tecnica”.

Leggi anche “Il più importante fattore di Ranking”.

2 – Site Speed (la velocità del sito)

La “Velocità di caricamento di una pagina”, o “Site Speed”, è un fattore di ranking dal lontano 2010. L’importanza di questo fattore di ranking non è diminuita nel tempo, anzi, probabilmente è aumentata a seguito della “Mobile first index”.

3 – Mobile First Index

Il vostro sito viene analizzato da Google, per prima cosa, nella versione mobile: è sulla base di questo principio che avere un sito responsive e ben ottimizzato per smartphone e tablet viene considerato un fattore di ranking.

Purtroppo, in merito a questo punto, non ho trovato una comunicazione ufficiale ed esplicita da parte di Google, ma ho deciso di inserire questo punto lo stesso.

L’interesse mostrato fin da subito da Google per il mobile, e tutti gli aggiornamenti dedicati a chi naviga da smartphone e tablet, non possono che confermare la centralità di questo elemento nella SEO.

Ricordo inoltre che il traffico in mobilità ha ormai raggiunto percentuali tra il 60% e l’80%, e che se l’acquisto finale avviene ancora da desktop, è anche vero che il percorso d’acquisto inizia sempre più smesso dal proprio dispositivo mobile.

4 – RankBrain (Intento di ricerca)

RankBrain è una “Machine-learning artificial intelligence system”, è uno degli algoritmi di Google, ma è anche un “Fattore di ranking”. Detto questo, bisogna adesso capire come funziona questa sofisticata “Macchina”.

Rankbrain va a intervenire direttamente sull’intento di ricerca (search intent), ovvero su quello che cercano veramente gli utenti, indipendentemente dalle parole chiave.

Ora vado a fare un esempio pratico.

Avete realizzato un testo su “Curriculum vitae” ma, all’interno della pagina, non avete inserito neanche una volta la query “Come fare un cv europeo”. Nonostante questo, grazie a RankBrain, potete indicizzarvi anche per questa parola chiave.

Ho fatto un esempio, un po’ “Al limite”, per indicare solamente che RankBrain è stato progettato per comprendere il significato reale di un contenuto, indipendentemente dalle parole chiave inserite. Tutto questo è stato progettato per interpretare al meglio il “Search Intent” (intento di ricerca) degli utenti, e lo sviluppo di BERT prosegue in questa direzione.

Ecco perché RankBrain è considerato un fattore di ranking ma, a ottobre 2019, è arrivato Bert, il nuovo algoritmo di Google. Al momento i due sistemi lavorano insieme, ma non è detto che in futuro le cose non possano cambiare.

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I backlink sono considerati un fattore di ranking dai tempi del “Pagerank”. Come però ho scritto più volte, il concetto i link building è mutato di molto negli anni, soprattutto per rendere questa pratica sempre meno manipolabile da parte degli esperti della black hat SEO.

La situazione di oggi è che i link sono sicuramente un fattore di ranking, ma questo non significa che tutte le pagine debbano seguire questo “Signal” per raggiungere la prima pagina.

Per alcune query, infatti, possiamo trovare tra le prime posizioni pagine con pochissimi backlink.

Ad ogni modo, vorrei ricordare a tutti quando nei primi mesi del 2016, i link vennero ufficialmente indicati come “Fattore di ranking”. Ne parlo in questo articolo “SEO news: non esistono 3 fattori di ranking più importanti“.

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6 – Anchor Text (linking interno)

L’ottimizzazione dell’anchor text, o “Linking interno”, è oggetto di molte discussioni all’interno della comunità SEO.

L’opinione generale è che “L’internal linking” sia un fattore di ranking vero e proprio, per tutta una serie di fattori, tra cui:

  • Crawl budget
  • Bounce rate
  • Aumento delle pagine visualizzate

Inoltre, si ritiene che l’organizzazione del link interni aiuti l’algoritmo di Google a comprendere quali pagine siano più importanti nel sito, e quali meno.

Come conferma dell’importanza degli anchor text per Google, posso indicare un Hangout con John Muller nel settembre 2017, e la presenza di questo elemento tra i punti presenti nella “SEO Starter Guide” di Google.

7 – HTTPS

L’utilizzo del protocollo HTTPS è considerato un fattore di ranking, come è stato dichiarato da Google il 6 agosto 2014.

Ricordo però che Google ha dichiarato anche che non è un “Forte” segnale, che riguarda circa l’1% delle ricerche, ma anche che in futuro il suo peso può aumentare.

8 – Tag Title

Il tag title è un altro ranking factor confermato anche da John Mueller non troppo tempo fa. Quello che però viene segnalato da John è anche che non basta inserire una parola chiave all’interno del tag title per raggiungere la prima pagina.

9 – Parole chiave nei tag h2, h3, etc (headers)

L’insieme dei tag h1, h2, h3 e così via, si chiama “Headers”, “Headings” o “Outline”, ed è oggetto di discussione all’interno della comunità SEO. Infatti, come potrete facilmente notare, moltissimi siti, anche ben posizionati, non rispettano assolutamente quella che dovrebbe essere una corretta “Headings Structure”.

Ad ogni modo, quello che sappiamo è che inserire una parola chiave all’interno di tag h2, h3, etc è positivo, come è stato dichiarato anche da. John Mueller.

10 – User Experience (Google Page Experience)

Una delle novità più importanti del 2020 è il “Google Page Experience“, un aggiornamento dell’algoritmo di Google che ha reso la “User experience” un vero e proprio fattore di ranking.

In pratica, Google ha combinato fattori di ranking giù presenti, come HTTPS, PageSpeed e Mobile First Index, con i “Segnali Web Essenziali” (Core Web Vitals), dei veri e propri KPI in grado di quantificare la navigabilità di una pagina.

I nuovi indicatori creati per misurare la user experience sono:

  • Largest Contentful Paint
  • First Input Delay
  • Cumulative Layout Shift

Per saperne di più, leggi:

Principi sempre validi nella SEO

In conclusione, ci tengo anche elencare un paio di punti che dovranno sempre accompagnare la vostra analisi SEO:

Un consiglio che do’ spesso durante le mie consulenze SEO è che, se una determinata pratica rischia di violare le “Regole SEO”, allora non seguitela.

Di Stefano Gallon

SEO Specialist dal 2009, mi occupo dello sviluppo di strategie per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. Appassionato di Politica e Influencer, che poi forse sono la stessa cosa...

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